Centotrentaquattro anni a servizio dei più vulnerabili. Far morire l’io per essere un noi.

Oggi celebriamo 134 anni dalla fondazione della nostra Congregazione Missionarie Figlie del Calvario. “Amar Dio sopra ogni cosa e il prossimo come noi stessi”. Virtù che si esprime nell’osservare con perfezione il precetto imposto dal medesimo Dio e nell’amarci scambievolmente come Gesù Cristo ci ha amati.

Sr. Margarita Martinez Lopez, superiora provinciale: “Essere Missionaria Figlia del Calvario oggi vuol dire identificarsi nel carisma della redenzione. Tutti noi abbiamo bisogno di redenzione. La politica la società, la vita quotidiana ci avvolge in un sistema costretto che ci opprime e non ci rende veramente liberi. L’essere umano ha bisogno di redenzione. Redimersi, con l’aiuto di Dio, per vedere il prossimo come una persona e non come un oggetto; redimere per vivere delle vere relazioni che alla fine sono quelle che contano. Relazioni basate non sul profitto ma sul vivere pienamente un rapporto di amicizia e conoscenza dell’altro. Io ti conosco e ti accolgo per quello che sei, con pregi e difetti, e non per quello che vorrei che tu fossi o per quello che potrai darmi. L’unicità del nostro carisma è basato nel vivere ai piedi della croce. Tutti ad oggi rifiutiamo il dolore. Nessuno vuole provare dolore. Il dolore è un passaggio che ti porta alla gioia, alla redenzione. Il dolore è prepararsi per accogliere la cosa più grande che è la gioia e l’amore. Il dolore, un passaggio come nella nascita: la mamma soffre nel mettere al mondo un figlio, ma poi ne gode di gioia crescendolo.

I nostri fondatori erano lungimiranti: la nostra spiritualità abbraccia qualsiasi tipo di missione verso i più disagiati, verso gli ultimi. Dove c’è un povero dovrebbe esserci una missionaria figlia del calvario.  Noi siamo una Congregazione che opera alle frontiere del disagio, dove non tutti vogliono operare.

Madre Ernestina, nostra fondatrice diceva: “Che Dio sia il movente di tutte le nostre azioni, non cercando mai le nostre proprie soddisfazioni, ma ciò che è più gradito a Lui e torni a Sua gloria”.

Tutti oggi si sentono figli di questa società. Oggi è difficile abbandonarsi totalmente, ma si rimane aggrappati a quello che è il nostro desiderio, spesso imposto da schemi e modelli preconfezionati da una società malsana che, ingannandoci con la lusinga, trasforma la persona in prodotto di uso e consumo. Per noi e per il nostro Carisma, abbandonarsi a Dio è rinunciare a se stessi per Amore. Far morire le nostre idee e sogni per un bene comune, far morire l’io per essere un noi.”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *